Recensione a cura di Anna Maria.
Titolo: Decimo Dan.
Autore: Marco Plebani.
Genere: Raccolta di poesie.
Collana: Entropia.
Editore: Edizioni La Gru – novembre/ dicembre 2022.
Formato disponibile: Cartaceo 15,00€.
Trama:

Il titolo dell’opera fa riferimento metaforico al massimo grado delle arti marziali come quel più alto livello di consapevolezza che la poesia fa raggiungere. C’è molto ritmo in Decimo Dan, molta musica, molta creatività. Quello di Plebani è uno stile decisamente anticonvenzionale, tagliente e profondo.
Giudizio:

Anticonvenzionale. Graffiante. Profonda. Ironica. Questi sono gli aggettivi che mi sono venuti in mente per definire questa interessante silloge poetica, in cui l’autore non fa altro che riportare in versi i suoi pensieri, i suoi amletici dubbi,le sue esperienze personali o alcuni eventi della cronaca di cui è o è stato semplice spettatore. Perché in fondo, come lui stesso ribadisce in una sua poesia, è questo ciò che deve fare : il poeta “è colui che sensibile pelle espone ai rovi”, ovvero mettere a nudo sé stesso e la sua anima, sperando di trovare un lettore che abbia la sensibilità di cogliere il senso celato dietro i suoi versi. E Marco Plebani fornisce persino , sempre in termini poetici, un vero e proprio vademecum per approcciarsi ad essi e per consentire al lettore di comprendere come lui sia giunto, metaforicamente parlando, al “decimo dan” , ovvero alla consapevolezza massima di sé proprio grazie alla poesia. Si tratta dunque di una raccolta che riunisce componimenti diversi per argomento o per lunghezza metrica , scritti in un arco temporale di circa due decenni e suddivisi in tre sezioni corrispondenti a tre momenti di una giornata. Nonostante le diversità, il filo conduttore che unisce ognuno di essi è solo e unicamente Marco Plebani : il collezionista di ricordi per il futuro! Ritroveremo in alcuni componimenti i ricordi della sua esperienza come insegnante di Lettere , i ricordi lasciati da quei ragazzi di cui lui si definisce “un padre sterile” e di cui tenta di essere la guida, augurandosi che un domani possano comprendere la sua “severità inutile ” e la sua “nivea pazienza”! Al pari, il suo bagaglio culturale o meglio la sua deformazione professionale emerge anche in quei suoi costanti riferimenti alla mitologia: Prometeo, Penelope o la mitica Itaca. Ma , in questo suo percorso a tutto tondo dentro sé stesso, non mancano anche i versi dedicati ai suoi amici, quelli con cui ama trascorrere serate spensierate o con cui ha condiviso la sua passione per la musica. La musica. La sua chitarra. Come non scorgere il rammarico nel momento in cui ha deciso di appendere al chiodo e chiudere quindi quel sogno custodito nel suo “semiaperto cassetto stellato”? Vi sono anche le sensazioni lasciate da alcuni luoghi e non posso non ricordare quei versi “struggenti” in cui pare instaurare un intimo dialogo con quel mare, non un mare qualsiasi ,ma quello del “Porto Recanati” , tanto odiato, ma tanto amato: “un serbatoio di poesia”, da cui non riesce a fuggire perché è sempre pronto a riaccoglierlo nel suo grembo. Profondità unita a sagace critica è quella che invece traspare da altri versi , come nelle poesie “In città” o “Editoria” , dove sottolinea in modo lapidario, come il nostro mondo sia ormai totalmente governato dagli impulsi lanciati e imposti dai messaggi pubblicitari o televisivi, trasformando noi esseri umani in miseri automi! Non manca neppure la sua verve ironica , come la divertente ma esemplificativa personificazione dei numeri o la “umorale” incisione che vorrebbe fosse scritta sul suo epitaffio. Si tratta dunque di una silloge in cui ogni componimento, lungo o breve, nasconde un messaggio tutto da decifrare, ma se si tengono a mente le sue “istruzioni per l’uso” si potrà, “in predisposto silenzio”, scorgere tutta la poliedrica personalità del suo autore!

Stelle: 4⭐️⭐️⭐️⭐️






