Recensione a cura di Anna Maria.
Titolo: La ragazza perduta a Venezia.
Autrice: Elsa Zambonin Durul.
Genere: Romance.
Pagine: 317.
Data di pubblicazione: 25 febbraio 2024.
Formati disponibili:Kindle 2,99€/ Kindleunlimited 0,00€/ Cartaceo 12,00€.
Trama:

Un’indagine densa di mistero nella magica atmosfera veneziana. La storia d’amore tra Federica e Leonardo è ambientata a Venezia. La città lagunare ( e in parte Parigi) è lo splendido palcoscenico che ospita la vicenda umana di tre generazioni di donne, ognuna perduta a suo modo. Aurora lo è per il suo egoismo, amoralità, crudeltà, sia verso la famiglia di origine, che con il marito e la figlia di cui è spietata carnefice. Loredana, fragilissima e incapace di gestirsi, si dà alla fuga in una vita disordinata in cui non si fa mancare nulla: dalla strada alla droga e oltre. Prima è vittima della crudeltà materna e poi di quella del compagno che la tradisce senza pietà, ma diviene a sua volta carnefice della figlia, che abbandona piccolissima. Federica solo con la maggiore età scopre dell’esistenza in vita di una madre che credeva morta ed è costretta ad avviare un’indagine densa di misteri e suspense in cui incontrerà mille ostacoli, con la collaborazione sempre più stretta di Leonardo, un quasi medico a sua volta abbandonato da piccolo dal padre. Federica è stata certamente vittima e ha sofferto per l’assenza di una madre che non l’ha mai cercata. Starà a lei scegliere se perpetrare l’empietà di chi l’ha preceduta diventando a sua volta carnefice di una generazione futura, oppure riscattare sé stessa e la sua famiglia affrontando un percorso alternativo.
Giudizio:

Elsa Zambonin Durul ha la straordinaria capacità di tessere storie articolate , non banali e soprattutto pregne di emozioni e di mistero. Dietro il pittoresco sfondo di due città “magiche” , quali Venezia e Parigi, vedremo dipanarsi la intricata storia di tre donne, tre universi femminili differenti, intrecciati tra loro da un legame di sangue, una sorta di”cordone ombelicale” che può, a volte, risultare soffocante e deleterio. La scrittrice ha scandagliato a fondo nei meandri più intimi di queste tre anime, ha fatto emergere le mille sfaccettature che si celano dietro la parola “famiglia”, molto spesso non un idilliaco quadro, ma un puzzle con tasselli sparsi o mancanti. Eppure, nonostante esso non rappresenti un approdo sicuro e affidabile, resta pur sempre il necessario punto di riferimento a cui aggrapparsi e in cui riconoscere sé stessi. La necessità di riappropriarsi di una identità, che le è stata privata, è infatti il movente principale che spinge la giovane Federica a seguire il suo istinto, il sussurro del cuore, il richiamo del sangue. La scoperta, che tutta la sua esistenza affonda le radici in sabbie mobili di falsità e che quella lapide di marmo da anni compianta non custodisce davvero il corpo di sua madre è l’ennesimo tiro mancino sferrato non dal destino, bensì da suo padre. “Quella donna era una casella bianca nella sua mente e nel suo cuore, da cui non riusciva a prescindere”. L’annullamento del legame con quel quadro di marmo decreta l’annientamento della sua persona, facendo affiorare nuovi interrogativi, nuovi dolori e nuove consapevolezze. Federica non si è mai sentita parte integrante di quella che credeva la sua famiglia, non si è mai sentita amata davvero da Vittoria la seconda moglie di suo padre, né tantomeno è riuscita a creare un legame solido con Donatella la sua sorellastra, ha sempre avuto la percezione di essere “un mostro”, un deserto emotivo incapace di provare empatia verso gli altri. La rivelazione che Alice Rossi, colei che credeva sua madre, fosse stata assente dalla sua vita non per “causa forza maggiore” , ma per aver deciso consapevolmente di non esserci e di non aver mai sentito il bisogno di cercarla getta da un lato Federica nello sconforto, ma dall’altro fa affiorare in lei l’ impellente desiderio di dare un volto, un nome e una storia a quella “casella bianca”. Federica ha necessità di avere una risposta ai suoi interrogativi, ha desiderio di riempire quelle pagine della sua storia, fino ad allora rimaste prive di parole.

Le sue indagini sulla identità di sua madre conducono a Venezia e paiono legate a uno stemma nobiliare, un simbolo araldico diviso in due parti : in una vi è raffigurato una chiave azzurra e nell’altra la silhouette di un albero senza tronco, un oleandro. Ed è così che il cammino di Federica si intreccia con quello di sua nonna, Donna Aurora, un’anziana signora che ora, chiusa nella sua grande casa vuota, dedica il suo tempo alla scrittura di romanzi dalle sfumature giallo/ thriller , forse per non sentire il peso della solitudine, frutto delle sue scelte egoistiche e della sua incapacità di amare. Il ritratto che emerge di Aurora è quello di una donna, fredda , vanesia e fedifraga, che ha deciso in passato, per assecondare il suo istinto indomito, di calarsi nel ruolo di carnefice di sua figlia Loredana e che poi è diventata vittima delle sue scelte, proprio per mano della sua stessa figlia. Loredana Duval è questo il nome di sua madre: una donna che non è mai riuscita a soddisfare il suo bisogno di amore, prima a causa di una madre assente e poi di un compagno fedifrago. Loredana è di sicuro, tra le tre, l’anima più fragile e più sfortunata, segnata nel corpo e nel cuore dagli errori commessi, dal dolore provato e da un sentimento di vendetta soddisfatto solo per un breve ed illusorio istante. Ma dove è finita Loredana? È ancora viva? In questa contorta e dolorosa ricostruzione della identità materna, Federica viene coadiuvata dal prezioso aiuto di Leonardo, un tirocinante in Medicina, che condivide con lei una similare situazione familiare la quale pare intrecciarsi incredibilmente con il suo cammino. Federica e Leonardo rappresentano l’eccezione al famoso detto che “Le colpe dei padri si riversano sui figli” perché entrambi, pur se segnati nel profondo, decidono di non trasformarsi in carnefici, ma di riscattare le colpe genitoriali dimostrandosi migliori, più maturi e più consapevoli. L’autrice ha dunque dato vita ad una storia in cui i destini di più persone si intrecciano, non senza un motivo, ma per un recondito bisogno di riscatto, di redenzione o di fare ammenda delle proprie colpe. È una storia dove in un continuo susseguirsi di rivelazioni, verità celate e eventi inattesi riesce a farsi spazio un piccola luce, celata tra l’anagramma della parola “oleandro”.

Stelle: 5⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️































