BAGLIORI DI BUIO DI LUIGI FABI.

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: Bagliori di buio.
Autore: Luigi Fabi.
Genere: Horror.
Pagine: 198.
Editore: Montag – luglio 2023.
Formato disponibile: Cartaceo 17,10€.
Trama:

Johnny è un ragazzo riservato, introverso. Da bambino ha perso i genitori in una tragedia che lo segnerà per sempre. Un giorno farà ritorno nel bosco, luogo a lui caro e magico, dove ritrova la quiete e sé stesso. È qui che si ritroverà catapultato nel peggiore degli incubi: il Tartaro. Un inferno sotterraneo, dimensione estrema che lo condurrà a fare scoperte impensabili e costringendolo a districarsi tra forme di vita poco umane e ad affrontare il proprio passato. Il sentiero sarà impervio e gremito di ostacoli, un percorso tutto in salita che minerà la via a più riprese per mezzo di trappole e imprevisti a non finire. Dai nemici più letali fino agli amici passando per Senza Nome, una figura controversa quanto enigmatica. E alla fine Johnny non potrà che prendere atto di una rivelazione, di un vecchio legame di sangue che rappresenta molto più di una coincidenza.

Giudizio:

“Il bosco. Un territorio a lui tanto caro, che considerava al pari di un amico sincero. Un eccesso di confidenza questo, che gli si rivelò fatale”. Una sensazione di terrore e confusione è ciò che sente il giovane protagonista, Johnny Craig, quel nefasto giorno, in cui ha deciso di oltrepassare quel limite “oscuro” , ignaro di divenire prigioniero di un incubo senza fine! Un risveglio terribile in un luogo che non gli è affatto familiare, circondato da un silenzio inquietante e da un odore acre e stomachevole, che gli ricorda quello di carne rancida. “Tartaro” è questo il nome che Johnny ha affibbiato a quel posto che pare essere la materializzazione dell’orrore e in cui non ha idea di come ci sia finito. Che sia il frutto di una allucinazione? Oppure è davvero finito inspiegabilmente in una sorta di dimensione parallela dall’aspetto terrificante, divenendo la possibile preda di qualche strana creatura? Questi gli interrogativi che martellano la mente del povero ragazzo, a cui la sorte pare non volergli dare tregua nel porgli davanti nuove sfide o nuovi ostacoli da affrontare. Il primo tiro mancino gli è stato sferrato, quando all’età di soli cinque anni gli sono stati portati via i suoi genitori in un incidente stradale le cui dinamiche, seppur non appurate, sono sembrate subito strane. Una tragedia, questa, che lo ha segnato irrimediabilmente cambiando il corso della sua esistenza. Cresciuto dai nonni materni e adottato dalla comunità cittadina, Johnny ha intrapreso diverse fasi di crescita prima di trovare la sua comfort zone nel web : il suo riparo da quel mondo, quello reale, che lo spaventa! In quella realtà virtuale, invece ,lui può essere finalmente sé stesso senza paura dei giudizi altrui. Quella “finestra sul mondo”, la sola da cui non si nasconde, consente a Johnny di spalancargli sul mondo lavorativo porte e portoni , inizialmente sigillati, facendogli ritrovare un equilibrio emotivo e una stabilità economica. Nonostante il suo carattere schivo e riservato, Johnny può contare sulla presenza di un caro amico di infanzia, come Tommy, e su quella della sua ragazza, Lysa. Di certo non poteva però immaginare che la sua decisione di recarsi in quel bosco, in quel luogo dove era solito isolarsi per raccogliere i suoi pensieri, lo avrebbe condotto ad essere il protagonista di una vicenda dai contorni surreali, a dover avere a che fare con creature provenienti da una realtà, ancora più lontana dalla nostra, come il Senza Nome o lo Spazzino e soprattutto a dover affrontare tutte le sue paure pur di mettere in salvo non solo sé stesso, ma anche le persone a lui più care. La sua colpa è quella di appartenere ad una razza capace di seminare solo distruzione e morte! Una razza sempre alla ricerca di nuovi mondi, nuove galassie da esplorare o nuove civiltà da conquistare, ignorando che quello che si cerca lo si è avuto davanti agli occhi da sempre! Ma sarà solo questo il motivo oppure altre verità scomode si celano dietro questa assurda situazione? Johnny riuscirà a trovare il modo di ritornare alla sua realtà? E soprattutto avrà il coraggio di andare fino in fondo per scoprire tutta la verità? Oppure deciderà di lasciarsi tutto alle spalle provando ad archiviare quanto visto e vissuto in un cassetto della sua memoria? Ma sarà davvero possibile per Johnny dimenticare? Questi innumerevoli interrogativi troveranno solo in parte la loro risposta in questo horror davvero singolare, dove il lettore avrà la sensazione di essere continuamente sballottato tra il mondo reale e una dimensione parallela dai contorni non spiegabili con la razionalità. Un continuo andirivieni che trova conferma anche nello stile narrativo, che passa da uno descrittivo ed inquietante ad uno più colloquiale e piuttosto elementare. Per quanto mi riguarda, ho apprezzato alcuni messaggi che possono leggersi tra le righe di questa storia, ma ho gradito meno la “banalità” di alcuni dialoghi. Lo definirei , passatemi la definizione,un horror che strizza l’occhio alla fantascienza e che io , semmai, consiglierei per chi magari vuole avventurarsi per la prima volta in questo genere letterario. Un esordio apprezzabile, ma ancora acerbo!

Stelle: 3⭐️⭐️⭐️

RAGAZZE INFRANTE DI SIMONE ST JAMES

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: Ragazze infrante.
Autrice: Simone St. James.
Genere: Horror.
Pagine: 304.
Editore: Fanucci – Collana Time Crime/ 17 febbraio 2023.
Formati disponibili:Kindle 9,99€/ Cartaceo 16,05€.
Trama:

https://www.amazon.it/Ragazze-infrante-Simone-St-James/dp/8866884936/ref=mp_s_a_1_1?crid=2HZAFCRXO2NC0&keywords=ragazze+infrante+simone+st.+james&qid=1679918083&sprefix=ragazze+infra%2Caps%2C98&sr=8-1

Vermont, 1950.
C’è un luogo per ragazze che nessuno desidera ospitare, troppo intelligenti, ribelli, illegittime. Si chiama Idlewilde Hall ed è un collegio . E nella piccola città in cui si trova, girano voci che sia infestato da fantasmi. Le paure sussurrate da quattro coinquiline gettano le basi per una profonda amicizia, fino a quando una di loro scompare misteriosamente… Vermont, 2014. Per quanto ci abbia provato, la giornalista Fiona Sheridan non può fare a meno di pensare agli eventi che gravitano intorno alla morte della sorella maggiore, avvenuta venti anni prima nei pressi delle rovine di Idlewilde Hall. Quando viene ritrovato un altro cadavere durante i lavori di ristrutturazione del collegio, Fiona scoprirà segreti che dovevano rimanere sepolti e sentirà una voce che le sarà impossibile ignorare. Cos’è successo veramente a sua sorella?

Giudizio:

Questo romanzo horror dalle atmosfere gotiche ha attirato la mia attenzione. Mi ha incuriosito la storia di queste ragazze “infrante” in cerca di riscatto e di giustizia. La narrazione si snoda su due piani temporali differenti, che si alternano, si intersecano, si rincorrono fino al ricongiungimento finale. Tutto ruota attorno ad un inquietante collegio , Idlewilde Hall, nascosto in un punto remoto del Vermont, che negli anni 5O era visto come l’ultima spiaggia per quei genitori che volevano nascondere le loro fonti d’imbarazzo, i loro fallimenti , e le loro figlie racalcitranti. A distanza di anni è solo un edificio abbandonato, su cui continua d aleggiare la storia del fantasma di Mary Hand, la ragazza col vestito e velo neri, che sapeva e vedeva tutto, tutto ciò che ognuno tentava di tenere sepolto nei meandri più reconditi della mente. Hidlewild Hall è stata testimone del passaggio di vite e storie diverse, ma anche di brutali gesti che continuano a restare in attesa di ricevere giustizia e risposte. A distanza di vent’anni dalla morte di sua sorella Deb, abbandonata nel mezzo dell’ex centro sportivo del collegio, la trentasettenne Fiona , figlia del famoso Malcolm Sheridan, un giornalista di fama , una leggenda per la città di Barrons, continua ancora a tormentarsi e a interrogarsi su quelle che ritiene delle incongruenze nel caso di sua sorella. Non le importa affatto che il responsabile dell’omicidio, Tim Christopher, stia scontando da vent’anni la sua pena. Il suo fiuto giornalistico la spinge ancora a voler indagare alla ricerca di risposte ai suoi dubbi, rimasti in sospeso. Fiona ha tentato di tenere a bada quel demone desideroso di riaffiorare in superficie, conscia di quanto devastante fosse stato l’impatto della morte di Deb sulla sua famiglia e sulla sua esistenza, ma non è mai riuscita a fare rimarginare quella dolorosa ferita. Neppure la presenza da due anni, accanto a sé, di Jamie Creel, un giovane poliziotto, è stata capace di farle desistere di continuare a recarsi in quel luogo, solo in apparenza deserto, ma non silenzioso. La notizia che Hidlewild Hall sarebbe stata ristrutturata per volere della nuova proprietaria, una anziana signora di nome Margaret Eden, non fa che accrescere dubbi sulla finalità di riportare in vita un luogo da sempre reputato non redditizio e soprattutto maledetto. Ma è il ritrovamento in un pozzo del cadavere di una ragazza, una ex studentessa del collegio, una certa Sonia Gallipeau, che spinge inspiegabilmente Fiona a voler fare luce sull’ennesimo assassinio compiuto in quel luogo e a voler ricostruire la storia di una ragazza la cui morte è stata “dimenticata” troppo in fretta. “Cosa è successo? Chi sei e come sei finita lì?” Per dare risposta alle sue domande, Fiona si ritrova a scontrarsi con la storia di quattro ragazze, Sonia Roberta Cece e Katie, quattro anime che si sono incontrate per caso in quei corridoi fetidi di Hidlewild, che sono state costrette a diventare l’una l’ancora di salvezza dell’altra , così da sopravvivere alla rabbia, al dolore e ai ricordi che ognuna di loro si portava dentro. Quattro amiche, ognuna con una storia e una personalità diversa, che hanno imparato ad adattarsi alle loro reciproche “seccature” : Katie con la sua bellezza scandalosa e il suo atteggiamento del “Me ne frego” : Roberta, la brava giocatrice di hockey , che parlava poco della sua vita; Cece con la sua fiduciosa gentilezza e infine la ossuta di Sonia, che pareva nascondere qualcosa di guasto sotto la sua corazza. Quattro ragazze “spezzate” che fanno fronte comune per sopravvivere a Hidlewild e soprattutto a Mary Hand, la presenza che tutte loro hanno avvertito o visto , e che continuava a terrorizzarle facendo riaffiorare le loro più recondite paure o traumi passati. Un’amicizia e un equilibrio che viene brutalmente spezzato dall’improvvisa scomparsa di una di loro, una scomparsa frettolosamente insabbiata e dimenticata assieme alla sua storia, ma non per coloro che sono invece rimaste a Hidlewild e che hanno cercato sempre di rendere giustizia a quell’ amica, il cui passato è stato la causa della sua fine. È la storia di questa ragazza francese, sopravvissuta alle atrocità di un campo di concentramento, a impegnare i pensieri della giornalista Fiona , sollevando una indifferenza e una ingiustizia che continua ancora ad albergare in alcuni abitanti illustri di Barrons. Le sue indagini su più fronti quali segreti e verità scomode solleverà? Cosa le avrà mostrato Mary Hand? E se il passato di un’amicizia fosse la chiave per ridare pace a un luogo “maledetto” e alle anime che vi sono sepolte? Fiona riuscirà a trovare le risposte alle sue domande sull’omicidio di Deb? Un horror incalzante , complesso ed inquietante, in cui alla crudeltà e al dolore si contrappone però l’amore e l’amicizia!

Stelle: 4⭐️⭐️⭐️⭐️

IL BOSCO DEI SUICIDI DI GIAMPIERO DANIELLO

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: Il bosco dei suicidi.
Autore: Giampiero Daniello.
Genere: Horror.
Pagine: 248.
Editore: GPM EDIZIONI – 27 novembre 2020.
Formati disponibili: Kindle 3,00€/ Cartaceo 18,99€.
Trama:

https://www.amazon.it/gp/aw/d/B08P6FQY78/ref=tmm_kin_swatch_0?ie=UTF8&qid=1655808283&sr=8-1

Foresta di Aokigahara, ai piedi del monte Fuji, Giappone. Una foresta incantata, quasi magica, visitata da milioni di turisti ogni anno, rigogliosa e fiera di avere le più belle grotte di ghiaccio del mondo, cela in realtà orribili segreti, segreti che nessuno mai avrebbe il coraggio e la fortuna di raccontare. Antiche leggende serpeggiano silenziose tra la fitta vegetazione di quel posto maledetto in attesa di ignari visitatori. Mitch e Selin, due cineoperatori americani, si avventurano in quei luoghi seguendo il fascino che quelle leggende continuano a muovere nei loro cuori impavidi. Presto scopriranno che quelle leggende sono tutt’altro che semplici racconti . Scopriranno che il terrore più antico e puro regna realmente incontrastato in quei luoghi. Al suo cospetto diventeranno deboli ed inermi e quel terrore , scavando nel più profondo delle loro anime e dei loro incubi, avrà ciò che brama da tempo… Biografia: Giampiero Daniello nasce a Milano il 23 aprile del 1975 . Si trasferisce in una cittadina della Basilicata, in provincia di Potenza, Lavello dove vive fino al conseguimento della maturità classica presso il Liceo statale dello stesso paese. Studia Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma e torna a Lavello per lavorare come libero professionista nello Studio di famiglia come Consulente ed Amministratore Condominiale. La sua passione è però decisamente un’altra, sin da piccolo. Il genere Horror nei libri e nei film. Il suo secondo romanzo “Il bosco dei suicidi” è la conferma della sua innata passione per il genere horror e per la scrittura. Ha già pubblicato “Il morso della luna” , romanzo d’esordio sulla licantropia. Credere nei sogni ed inseguirli fino a raggiungerli per poter avere la libertà e la possibilità di fare nella vita ciò che si ama davvero, non ha prezzo.

Giudizio:

Mitch e Selin , i protagonisti di questo angosciante horror, sono due videoperatori e realizzano documentari per una emittente televisiva. Essi sono non solo colleghi di lavoro ma anche una coppia affiatata nella vita privata. Sono entrambi innamorati del loro lavoro che permette loro di viaggiare, conoscere nuove culture, esplorare luoghi selvaggi e soprattutto fermare ogni immagine vista nelle loro videocamere. Sono due giovani amanti dell’avventura che scorre vibrante nelle loro vene e che entrambi vogliono assecondare e godere appieno. La loro intesa come coppia rende ancora più speciale e forte il loro legame. Se Mitch , però, vede il matrimonio come un qualcosa di ancora lontano dai suoi progetti immediati, Selin , la sua compagna, in cuor suo, cela il desiderio che prima o poi sarebbe arrivato anche per loro il desiderio di serenità, di tranquillità e di stabilità. Ma anche per Selin non è forse ancora giunto il momento di attaccare ai chiodi i loro zaini, anzi è proprio lei a suggerire a Mitch l’idea di fare un viaggio in Giappone, stuzzicata dal desiderio di visitare per la prima volta la terra d’ Oriente. È lei a progettare in un battibaleno la loro nuova avventura alla volta della caotica Tokyo per visitare la misteriosa foresta di Aokigahara, sita ai piedi del monte Fuji, intorno alla quale circolano inquietanti leggende. “Sembrerebbe che ogni anno vengano ritrovati centinai di corpi dalla polizia e pare che la maggior parte si rechi in quei luoghi per togliersi la vita impiccandosi”. Questa è una delle notizie agghiaccianti che i nostri protagonisti apprendono , mentre cercano informazioni su internet intorno a tale luogo dalla bellezza selvaggia, divenuto una accattivante metà turistica, proprio per via di tali voci. Pare , sempre seconda la leggenda, che in passato i familiari di persone malate accompagnavano lì i loro parenti in fin di vita per abbandonarli al loro destino ed ora gli spiriti di tutti quei morti , chiamati Yurei, reclamano la gente per vendicarsi del male subito. Apprendere tali notizie provoca reazioni diverse nei nostri protagonisti: Selin è euforica , come una bimba il giorno di Natale allo scartare dei regali, mentre Mitch viene immediatamente assalito da un turbamento e disagio inspiegabile. Per Selin quel viaggio in Giappone e in quella foresta ha come fine quello di constatare di persona la veridicità o meno di quelle macabre storie e se avessero avuto persino la “fortuna” di filmare un suicidio in diretta, ciò avrebbe portato tutto il mondo a conoscenza di tali terribili eventi. Il loro contributo sarebbe potuto persino servire a fermare questa crescente piaga dei suicidi consumati nella triste foresta di Aokigahara. Mitch , invece, avverte qualcosa di sbagliato in quel progetto che tanto entusiasma invece la sua compagna. Le macabre notizie di quei suicidi fanno risvegliare in lui immagini dolorose di morte che pensava sopite e che invece paiono pronte a riaffiorare dal suo subconscio e tornare a tormentarlo. Il tocco della morte lo aveva toccato da vicino più volte nella sua vita, lasciando segni indelebili del suo passaggio sulla sua pelle più profondi di qualsiasi tatuaggio. Quelle paure e quei ricordi dolorosi che era riuscito ad allontanare da sé grazie al suo lavoro e soprattutto alla presenza nella sua vita di Selin tornano invece a fargli compagnia sotto forma di incubi! Nonostante i mille campanelli d’allarme avvertiti, Mitch non vuole spegnere l’entusiasmo negli occhi della sua compagna, pertanto decide di assecondare il suo folle progetto, ripetendo a se stesso che si tratta pur sempre di un viaggio e che le sue sono solo preoccupazioni prive di fondamento. Ma cosa accadrà quando, una volta messo piede in quella foresta che pare avvolta da un silenzio sinistro, tanto da parere “le viscere dell’Inferno”, i nostri due protagonisti si troveranno a fare i conti con le loro peggiori paure? E se gli incubi che tormentano l’animo di Mitch fossero il riflesso del suo dolore passato e mai superato? E se fosse proprio il dolore, la paura e la disperazione di trovarsi prigionieri di un posto senza via di uscita a renderli le probabili prede degli spiriti,che animano quella foresta? Quanta verità si cela dietro quelle macabre storie? Riusciranno Mitch e Selin a uscire indenni da quel luogo per poter raccontare quanto visto, sentito e vissuto? Un horror da brivido, con descrizione dei luoghi davvero minuziose! Lo scrittore ha anche fatto un bel lavoro di indagine di scavo nei meandri della mente e dell’animo del suo protagonista maschile. Forse unico neo che ha disturbato un po’ la mia lettura è il ripetersi a volte dello stesso concetto o della medesima situazione. Il finale lascia però col fiato sospeso!!!

Stelle: 4⭐️⭐️⭐️⭐️

DENTRO DI ME DI YARI LOIACONO

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: Dentro di me.
Autore: Yari Loiacono.
Genere: Dark Horror.
Pagine: 211.
Editore: Publishing Flower, 9 dicembre 2021.
Formati disponibili :Kindle 0,99€/ Kindlunlimited 0,00€/ Cartaceo copertina flessibile 13,30 – copertina rigida 13,52€.
Trama:

https://www.amazon.it/Dentro-me-Publishing-Yari-Loiacono-ebook/dp/B09NDKZ24K/ref=mp_s_a_1_4?crid=1EFNLXL8PCSMK&keywords=dentro+di+me&qid=1643115137&sprefix=dentro+di+me%2Caps%2C85&sr=8-4

A causa di un terribile incendio, una famiglia è costretta ad abbandonare il proprio villaggio per dirigersi verso una nuova casa. Tra i genitori Krustus e Emeline e i figli Draimon, Eda, Yosiel, Melia, Amelie e Thomas, nasce una discussione che porta Amelie a staccarsi. La giovane, sin dalla prima sera, nota delle stranezze. A peggiorare la situazione già ardua di per sé, vi è pure il clandestino rapporto incestuoso con Draimon, che deve evitare e sopprimere in ogni modo possibile. Il mattino seguente si recherà al villaggio più vicino. L’incontro con la piccola cittadina non andrà a buon fine, dato che otterrà solamente un terribile dialogo con Erika. Tutto comincia ad andare storto. Amelie comincia a gironzolare per i boschi e incontrerà un gruppo di giovani ragazzi. Scoprirà dei dettagli che la riguardano e a cui non darà peso, pensando che sia addirittura un sogno. Una serie di sciagurati eventi la porterà a dover affrontare situazioni complicate. Chi è in realtà Amelie? Sarà in grado di guardare al futuro riprendendo in mano la sua vita?

Giudizio:

Rammarico. Delusione, Amarezza. Questi sono i sentimenti che albergano nell’animo di Amelie nel momento in cui è costretta a dover abbandonare assieme alla sua famiglia il loro villaggio. A causa di un terribile incendio che ha distrutto la loro casa lei, i suoi genitori e i suoi cinque fratelli hanno perso ogni cosa in loro possesso, sono finiti sul lastrico, privati di ogni bene liquido e materiale e soprattutto senza un tetto solido sulla testa. Unica alternativa che è loro rimasta è quella di trasferirsi in una casa abbandonata, alquanto modesta e priva di quelle modernità utili, ormai presenti da tempo. “Il fattore più triste e cupo era la totale assenza di esseri umani, non vi era nessuno, né lì né tantomeno nella valle”. Questo è il primo pensiero di Amelie quando si ritrova dinanzi quella che da allora in poi sarebbe dovuta diventare la loro nuova abitazione e il loro nuovo inizio. Non riesce ad essere grata per quella nuova opportunità loro offerta. Non approva assolutamente la decisione presa dai suoi genitori di sdradicarla da quell’unico posto che lei, nonostante tutto, considerava “casa”. Ma Amelie, in quanto la più piccola delle tre sorelle e in quanto donna ,nata in una società nettamente patriarcale, non ha avuto voce in capitolo in questa decisione, ha dovuto, come sempre, chinare il capo e ubbidire, soffocando dentro di sé un ulteriore dolore ,che andava ad aggiungersi a quelli già collezionati nella sua seppur giovane vita. Una persona saggia, prima della partenza, le ha consigliato di non restare ancorata ad un luogo, ma di viaggiare senza avere una meta e a cogliere tutte le opportunità future.Ma Amelie non riesce a vedere in quella nuova e drammatica situazione nulla di positivo, anzi , dopo aver messo piede in quella casa, continua ad avvertire dentro di sé una ambigua sensazione e un inspiegabile senso di fastidio , che diventa sempre più perseverante anche a causa dei nefasti incubi che iniziano a tormentarla e di strani fatti paranormali di cui è spettatrice. Deve fare i conti anche con le ambigue dinamiche familiari, come sottostare a fatica alle imposizioni di suo padre, ignorare le gratuite provocazioni di sua sorella maggiore Eda o tentare di soffocare quel sentimento incestuoso che la lega da tempo a suo fratello Draimon. Ma tutto prende una piega inquietante, quando una notte si avventura nel fitto bosco e resta colpita da un gruppo di ragazzi che danzano e saltano , come baccanti, attorno ad un falò, prima di unirsi tra loro in un’orgia collettiva. Quello che colpisce soprattutto Amelie è soprattutto il loro abbigliamento. “Erano variegati e parevano provenire da epoche diverse: chi in abiti classicheggianti,chi medievali o addirittura ellenistici”. Apprende da una di essi che sono tutti spiriti, uccisi in quei luoghi da Petunia , la signora della foresta: “Tutta colpa del baule delle meraviglie!” È tutto frutto della sua immaginazione! È solo un sogno! Questo continua a ripetersi, come un ossessivo mantra, la confusa e spaventata ragazza che non riesce a dare una spiegazione a tutti gli strani eventi che le stanno capitando. Eppure, nonostante la sua fragile parte razionale tenti di ancorarla alla realtà, ecco che all’ennesimo sogno che la catapulta nel cuore della foresta, la brama e la curiosità di scoprire quanto di vero ci sia in quella bizzarra storia la spinge ad aprire i cinque lucchetti arrugginiti di quel fantomatico baule, innescando senza volerlo una maledizione dormiente da tempo. La vita di Amelie non è mai stata facile, anzi ha già collezionato tante cicatrici mai rimarginate, ma dopo quel suo ingenuo gesto si trasforma in un incubo senza fine in cui lei capisce di essere l’artefice di ogni evento drammatico che si sta abbattendo sulla sua famiglia. Ha una sola possibilità, deve spezzare la maledizione e fermare la terribile Petunia. Lei è la colpevole di questo caos e merita di subire ogni conseguenza, non la sua famiglia che, almeno stavolta, è innocente, nonostante gli innumerevoli peccati di cui ognuno di essi si è macchiato.

Chi è davvero Amelie? Cosa custodisce dentro di sé? Riuscirà a spezzare la maledizione? Questi gli interrogativi che mi hanno accompagnato durante la lettura e che hanno trovato risposta solo alla fine, lasciandomi a bocca aperta , non solo per lo stupore, ma anche per l’orrore di quanto appreso. Un horror fantasy davvero ben scritto, dove si affrontano anche tematiche delicati e forti, come la violenza domestica, gli abusi sessuali, l’incesto, l’omosessualità e l’omofobia. Ma dove si cela anche un messaggio importante, ovvero siamo noi gli artefici del nostro destino, noi responsabili delle nostre azioni, scelte ed errori. Ma si deve voltare pagina e provare a riscrivere, nonostante tutto, un nuovo capitolo della nostra vita!

Stelle: 4⭐️⭐️⭐️⭐️

PURPLE CAT DI ANDREA MORETTI

Siete pronti a una nuova recensione di Anna Maria?

Titolo: Purple Cat.

Autore: Andrea Moretti.

Genere: Racconti horror.

Pagine: 156.

Editore: V J Edizioni, 15 aprile 2020.

Trama:

https://www.amazon.it/Purple-cat-Andrea-Moretti/dp/8832250241/ref=mp_s_a_1_1?dchild=1&keywords=andrea+moretti&qid=1610189199&sprefix=andrea+more&sr=8-1

“Purple Cat” è l’opera prima di Andrea Moretti, una raccolta di racconti dove emerge chiaramente le tematiche di questo autore giovane, ma non inesperto, con un proprio stile che si sta forgiando. Il penultimo dei nove racconti presentati dall’ autore ha il titolo che meglio sintetizza il senso di tutto il lavoro: Luce e ombra. Il mondo da sempre si dibatte fra queste due entità che siano esse chiamate Bene e Male, Dio e Diavolo e, appunto Luce e ombra. I protagonisti delle storie di Andrea Moretti si dibattono fra questi due stadi dell’ Essere: non necessariamente divisi nettamente fra chi appartiene all’uno e chi all’altra; all’interno di ciascuno di noi convivono entrambe le condizioni sta a noi far emergere la luce.

Giudizio:

Su un inquietante sfondo nero si staglia la figura stilizzata di un gatto dal contorno di colore viola. Una cover alquanto originale che fornisce però qualche indizio sulle atmosfere che fanno da sfondo a questi nove racconti horror partoriti dalla penna di Andrea Moretti. Il nero ha infatti una duplice valenza in quanto indica non solo le atmosfere noir e cruenti di ogni racconto, ma sta anche a rappresentare, a mio avviso, il Male, ovvero quel subdolo malessere che unisce, anche se sotto forme diverse, i vari personaggi. Andrea Moretti ha inserito in ambientazioni inquietanti storie attuali e quotidiane, sottolineando il disagio, la confusione, la noia e la frustrazione, sentimenti che spesso, poi, inducono al compimento di scelte sbagliate o addirittura al limite della follia. Ogni racconto può essere considerato come una sorta di metafora della realtà odierna dilaniata da guerre, pandemie (vedi il famigerato DIADEMAVIRUS), crisi economiche ma soprattutto esistenziali. Un fil rouge unisce tutti i protagonisti maschili : il profondo turbamento interiore li porta a perdere irrimediabilmente la strada maestra e dinanzi al bivio amletico tra bene e male scelgono drammaticamente il secondo. Il Male viene visto spesso come l’escamotage più comodo per silenziare ogni tormento, ogni insoddisfazione, ogni piccola voce che continua insistentemente a pungolare mente e cuore. “Non c’è più angoscia, né vertigine, ma solo un buio crudo e insensato, dove pare che la vita non sia mai esistita”. In queste emblematiche parole di Alessandro, il protagonista del racconto che riprende il titolo del libro “Purple Cat”, emerge chiaramente lo stato di disagio e dolore che affligge questo ventisettenne*spaventato dal sesso femminile” e che, a causa del suo irrisolto rapporto edipico con una madre dispotica e anaffettiva, si reputa “inadatto ad un amore di lunga durata”. Un giovane confuso, insoddisfatto e annoiato che, come molti ragazzi di oggi, finisce ingenuamente nelle grinfie di sette sedicenti, proprio come quella chiamata “Purple Cat”, un organizzazione terroristica di matrice islamica, specializzata nella manipolazione di giovani menti e nell’induzione al suicidio. Come ho già detto inizialmente, la particolarità di questi racconti scritti in modo accurato e forbito è la commistione tra realtà ed horror. Scene raccapriccianti, azioni inaspettate e folli, scelte drastiche e lesioniste sono alcuni degli elementi che ci faranno compagnia nel corso della lettura. “Fai loro un regalo. Rendigli il Natale più lieve. Su, tira giù quella cazzo di lama”. Alla luce di quanto detto, quale sarà stata la scelta di Stefano, il protagonista del racconto “La voce delle luminarie”? Ad una prima e superficiale analisi si potrebbe pensare che il Nero, ossia il Male, abbia il sopravvento ma, forse, l’autore, in modo velato ma arguto, ci sta esortando a non perderci, ma a ritrovare sempre e comunque la luce, ossia la speranza, insita in noi.

Stelle: 4⭐️⭐️⭐️⭐️