FORTE E CHIARA DI CHIARA FRANCINI

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: Forte e Chiara.
Autrice: Chiara Francini.
Genere: Autobiografia.
Pagine: 228.
Editore: Rizzoli – 23 maggio 2023.
Formati disponibili: Kindle 9,99€/ Cartaceo 16,15€.
Trama:

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“Questo libro è un modo bizzarro di farvi compagnia. Racconta di me e della mia vita, è una storia umana che corre da quando ero un embrione nella pancia della mia mamma, saltella all’infanzia, si precipita all’adolescenza, scruta l’età adulta fino ad arrivare all’attuale Chiara che sono e che vorrei essere, una mamma oppure no. È la storia di una ragazza come io , che è anche il titolo bellissimo del libro di una grande autrice, Anita Loos. A Girl Like I. “Una ragazza come io” è un’espressione apparentemente strana, sgrammaticata, sbagliata, diversa, quando la leggi la prima volta. Esattamente come, da sempre, appaio io. In questa espressione, è vero, c’è qualcosa che disvia dalla regola, ma se le guardi tutte insieme, quelle parole che le danno vita, ti restituiscono un ordine, un’immagine bella, come la verità. Una ragazza sì, come io. E in quell’io ci sono le mani, i capelli, i tic, le ginocchia, la saliva e le lacrime di ognuna di noi, così simili ma anche così uniche e irripetibili. Io, una ragazza, non lo sono più da molti anni. Ma ogni donna ha l’età che si merita.” Scrittrice avvezza a formidabili capriole. Chiara Francini si abbandona, questa volta, a una trascinante confessione autobiografica, non professionale ma umana. Il suo è il romanzo di formazione di una ragazza di provincia che, imbevuta di sogni, si lancia nella vita per metterli in atto senza risparmiarsi , bruciando talvolta la pelle, con fatica e caparbietà. Ed è anche, nella seconda parte, una riflessione illuminante e profonda, talvolta grave, sulla tirannide del denaro e del potere che governa i comportamenti umani e, in chiusura, sulla condizione di ogni donna: quella di essere sempre dilaniata fra la realizzazione personale e desidero di maternità. Ovvero di essere destinata a una felicità, per definizione, mutilata. “Perché la parte più complessa per una donna è nascere tale. Bello e terrificante”.

Giudizio:

“Vi dono quella che sono stata e quella che sono , in modo rivoluzionario, forse. Dicendo la verità. Da sempre fuori. Fuori luogo, fuori dai denti e fuori misura. E sarà davvero l’ora della merenda se qualcuno si ritroverà in questa provinciale, in questa paesana. Se qualcuno giocherà ad amicizia con me”. Queste emblematiche parole esprimono perfettamente l’intento che ha avuto l’autrice nel momento in cui ha deciso di scrivere questa autobiografia, ovvero condividere coi lettori se stessa e le tappe salienti della sua vita senza filtri e senza orpelli. Chiara Francini ha deciso di mettere a nudo la sua personalità eclettica e genuina di ragazza di provincia, o più precisamente della provincia toscana , come lei stessa ci tiene a ribadire! Da queste pagine, scritte in un lessico ironico e frizzante, emerge Chiara: “Una ragazza come io è un’espressione apparentemente strana, sgrammaticata, sbagliata, diversa quando la leggi per la prima volta. Esattamente come, da sempre, appaio io”. Perché Chiara è proprio, come appare sul grande schermo, in palcoscenico o in questo suo libro, una ragazza nata in una piccola ma ridente cittadina toscana, cresciuta in una famiglia modesta ma perbene, che aveva e che ha ancora una grande fame di conoscenza, di scoperta e soprattutto di mordere e assaporare la vita con ironia ed intelligenza. Ma proprio perché stiamo parlando di Chiara Francini, una a cui non piacciono gli stereotipi o gli schemi prefissati, per la sua autobiografia non si è limitata al banale racconto della sua vita, ma ha deciso di dare voce anche ai pensieri e ai ricordi che hanno di lei le persone, che hanno avuto il privilegio di conoscerla bene, di condividere con lei momenti goliardici o formativi e di imparare ad amarla e ad apprezzarla in tutte le sue folli stramberie. In primis vi è la sua mamma Sara, colei dalla quale pare aver ereditato il senso di imminente catastrofe, una necessaria preparazione al peggio che per sua madre ha sempre rappresentato la Realtà.”Prepararsi al male per essere sempre ben impreparati alla Felicità. Questo è il segreto e il grande insegnamento che mamma mi ha donato”.Con lei l’autrice pare avere un rapporto di amorevole “terrore” riverenziale perché ha sempre cercato di non sgarrare dalle sue regole , mentre con suo padre Giancarlo, un romano trapiantato in Toscana, è tutt’altra storia, con lui è sempre stato sufficiente fare il suo inconfondibile “labbrino da ciuco” per ottenere ogni cosa. A parlare di Chiara vi sono anche le sue amiche, quelle dell’infanzia, del liceo o del suo oggi, perché per l’autrice l’amicizia ha sempre rappresentato una forma di amore necessaria, un amore puro e scevro da condizionamenti, un sentimento da condividere senza paura di perdersi. Ed ancora, una volta, traspare dai loro racconti e dalle esperienze condivise, una immagine della Francini che ha sempre fatto sfoggio del suo essere fuori dagli schemi, del suo non volersi uniformare alla massa e del suo desiderio di voler diventare qualcuno ma senza usare subdole scorciatoie, così da restare fedele alle sue origini: “una provinciale, una paesana , una parvenu”. Ma arriva di lei anche la parte più fragile e introspettiva, che spesso si interroga non solo su se stessa, sulle scelte compiute, sui sogni realizzati o su quelli da realizzare , ma anche sul mondo che la circonda, un mondo purtroppo governato dal dio del denaro , del potere e ancora soggiogato dalla prevaricazione maschile che continua a concedere per benevolenza alla donna il solo monopolio dei sentimenti e degli affetti e qualche briciola di soddisfazione professionale o personale. Illuminanti sono a tale proposito le parole di Oriana Fallaci che definisce l’essere donna “un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai”. E l’autrice pare proprio avere fatte sue queste parole trasformando tutti i possibili “calciinculo” in ostacoli da superare e in opportunità da rendere concrete. Perché la cosa più importante nella vita è che “Ognuno di noi scelga ciò che vuole, ciò che gli garba , ciò che lo fa felice “, proprio come continua a fare lei nel suo piccolo! Ho trovato questa autobiografia leggera e ironica, ma non superficiale! Chiara Francini dimostra di essere un’anima avida e ubriaca di vita, una donna che si lascia trasportare dal suo brioso e apparente menefreghismo, ma che possiede anche un acuta intelligenza. Una lettura piacevole con cui sorridere o riflettere, ma anche nella quale specchiarsi in ricordi di un passato che ha segnato la sottoscritta, la quale è cresciuta, come la Francini, guardando le ragazze di “Non è la rai” o i belli e dannati di “Beverly Hills” tra una pausa e l’altro dalle versioni di greco o latino! Una lettura che ho avuto persino il piacere di condividere con mia figlia sedicenne! Grazie mille Chiara per aver condiviso te stessa col tuo ineguagliabile modo “rivoluzionario” , ma assolutamente genuino!

Stelle: 5⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

L’UOMO DEI CAMPI DI PATTY LI VECCHI

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: L’uomo dei campi.
Autrice: Patty Li Vecchi.
Genere: Biografia.
Pagine: 352.
Editore:Self Publishing, 20 gennaio 2023.
Formati disponibili: Kindle 2,69€/ Cartaceo 10,00€.
Trama:

“Sono un contadino. Voglio vivere nella mia terra e prendermi cura di essa”. Era la frase che ripeteva spesso Salvatore alla gente che gli chiedeva cosa volesse fare nella vita. Nato e vissuto a Monreale in provincia di Palermo. Ha avuto una bella famiglia numerosa, cercando di prendere cura dei propri cari, nonostante il suo handicap fisico glielo impedisse. In una Sicilia che tanto gli ha dato e altrettanto gli ha tolto, viene ricostruito il percorso della sua vita: fatti, avvenimenti, narrati dalla voce della figlia Patrizia. Un tributo speciale ad un uomo che ha saputo vivere con coraggio l’incognita del domani su un futuro certo. Una vita fatta di stenti e di piccole gioie, colmate dall’amore incondizionato di quattro figli e dai loro sorrisi. L’amore di una figlia per un padre. Perché anche nella semplicità di zappare la terra esiste la maestosità di un grande uomo.

Giudizio:

Non è stato facile per me mettere nero su bianco le sensazioni provate al termine della lettura di questo romanzo, che è uno spaccato “duro” ma “veritiero” della vita quotidiana di una famiglia siciliana, quella della scrittrice, ma è soprattutto un tributo d’amore di una figlia verso l’uomo più importante della sua vita: Salvatore , “l’uomo dei campi”. Patty Li Vecchi ha voluto raccontare senza filtri quella che è stata la sua infanzia e adolescenza, ha permesso alla sua penna di dare libero sfogo a quelli che sono i suoi pensieri e dolori più intimi , sperando in cuor suo di concedere ad alcuni di essi di trovare un po’ di pace. Dalla lettura di questo romanzo viene fuori l’anima fragile di una bimba che ha sempre coltivato una sola speranza, ossia ricevere anche solo una carezza da colei che, forse per carattere o per l’educazione ricevuta, non è mai stata capace di dimostrarglielo: sua madre Luigina. Per fortuna, il destino le ha concesso un grande dono , quello della scrittura, che ha coltivato sin da bambina quando scriveva storie “strampalate” su qualsiasi foglio di carta le capitasse sottomano e che poi conservava gelosamente in una scatola di latta di biscotti Mellin. È stato però questo dono che le ha poi permesso, una volta divenuta adulta, di trovare il coraggio di affidare alla penna e alla carta il compito di condividere coi propri lettori una fetta importante della sua vita senza temere di andare incontro ai giudizi altrui, perché quella racchiusa in queste pagine è la sua STORIA, ma soprattutto è il ritratto di suo PADRE. Salvatore Li Vecchi viene presentato come un uomo di bassa statura, non arrivava infatti al metro e cinquanta di altezza , con i capelli neri, che ha continuato a conservare nonostante il trascorrere del tempo e che erano l’orgoglio della sua Patty. Ma ciò che lo contraddistingueva era la sua coppola blu , dono del suocero, da cui non si separava mai neppure nei mesi estivi e il suo inseparabile bastone “liscio e levigato dalle sue carezze, quelle che giornalmente lo accompagnavano”. Quel bastone ricordava a Salvatore, come un doloroso promemoria, la menomazione subita all’età di tredici anni, che lo aveva reso storpio per sempre, ma che non gli aveva mai impedito di svolgere perfettamente il suo lavoro : quello di contadino che amava il contatto con la terra, trattata con dedizione e rispetto. Era orgoglioso di quel piccolo appezzamento di terreno e di quella che, agli occhi estranei , poteva apparire come un rudere fatiscente, ma che lui considerava casa, un acquisto, frutto del suo sudore e sacrificio. Era lì che si recava ogni mattina, dopo aver lasciato la sua casa di Monreale e la sua preziosa famiglia: sua moglie e i suoi quattro figli, Rosalia, Giuseppe, Patrizia e Maria Grazia, che erano il suo bene più prezioso.

Salvatore era consapevole di non essere in grado di assicurare ai propri figli quei lussi che magari essi desideravano, ma faceva di tutto per strappare loro un sorriso, come quando portava loro ,dopo una faticosa giornata di lavoro nei campi, dei regali “modesti” , facendoli uscire a sorpresa dal suo sdrucito zaino del Milan, la sua squadra del cuore. Oppure, quando in occasione del decimo compleanno della sua Patty, decise di fare trovare a lei e ai suoi figli per colazione, del siero di latte , della ricotta fresca e soprattutto del pane fritto ripassato nello zucchero. A lui bastava provvedere alla sua famiglia, respirare l’aria pulita della sua campagna, cantare le sue canzoni preferite, come quelle di Domenico Modugno, e soprattutto bearsi del sorriso della sua piccola Patty. Con lei aveva un rapporto speciale, forse perché Salvatore aveva intuito il dolore malcelato nel cuore della sua bambina, un dolore simile al suo, quando aveva deciso di interrompere ogni rapporto con suo padre e col resto della sua famiglia. In quella bimba dal carattere curioso e ribelle , ma desiderosa di tanto affetto, rivedeva un po’ se stesso, ma purtroppo non è mai riuscito ad imporre la sua autorità su quella moglie, pronta a dispensare consigli e sorrisi agli altri e a fare pubbliche relazioni, ma poco incline a dimostrare affetto ai suoi cari. Una moglie, propensa a riversare la sua frustrazione verso quella figlia , che provava a tenerle testa, infliggendole severe punizioni , sperando così di raddrizzare il suo carattere ribelle. Un amore viscerale per il padre, ma un rapporto astioso con la madre che condurranno una dicianovenne Patty a prendere una decisione che segnerà il suo doloroso distacco dalla sua famiglia, dalla sua amata terra, e l’inizio della sua vita accanto a quello che sarebbe poi diventato suo marito. Se nella prima parte del romanzo la voce narrante è quella di Salvatore, nelle ultime pagine la scrittrice condivide invece alcune pagine del suo diario: una sorta di dialogo interiore finalizzato a esorcizzare il dolore e a fare pace coi suoi fantasmi , una riconciliazione con sé stessa e la sua terrà natìa.

Stelle: 4⭐️⭐️⭐️⭐️