I DISSIDENTI DI ELISABETTA TAGLIATI.

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: I Dissidenti – Libri dei Ricordi del Mondo.
Autrice: Elisabetta Tagliati.
Genere: Fantascienza/ Distopico.
Pagine: 87.
Editore: Independently Published, 18 agosto 2021.
Formati disponibili :Kindle 2,99€/ Kindlunlimited 0,00€/ Cartaceo 5,99€.
Trama:

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Una società distopica governata dalla forza dell’Arte. Un mondo dove il confine tra Artisti e Dei sembra irrilevante. La Città assediata: una delle quattro storie di Borges. Città che diventa una società disumana governata da una scienza sterile, rappresentata dal maestoso Algoritmo. Città che può rappresentare anche il mondo intimo di ognuno di noi, dove la scintilla rischia di spegnersi per il soffio della routine. Questo mondo nasconde l’ Equazione dell’ Uomo dietro l’Arte, che viene furbamente osservata sostituendo il potere religioso e politico con Artisti, a capo dei quali vi è Madre: una trasfigurazione moderna di Cibele. Il Popolo represso assiste meravigliato al melodioso canto di lei, che porta ricordi di un amore lontano che ha ormai assunto i contorni di una leggenda. Qualcuno non è disposto ad accettare le regole di una società dominata dai monitor: i Cittadini li chiamano Deviati , ma loro preferiscono “Dissidenti”. Al gruppo, capitanato dall’ultimo Guru rimasto, si unisce Liu , un’ Artista condannata per la sua sete di Infinito. Insieme forse potranno sovvertire il destino della Città. Il primo passo decretato da Liu è rappresentato dalla storia: nasce così il “Primo libro dei ricordi del mondo”. Quell’uomo che ha creduto nell’arte può essere risvegliato? La lotta contro una società malsana, vista e sentita dall’intimo di una cantante lirica. L’intreccio di persone e punti di vista diversi, dove l’Arte – in particolare il canto – si trasforma in terapia, bellezza, spiritualità, relazioni, benessere, amore, vita. Sentire eterno.

Giudizio:

Mentre il termine “utopia” indica una società ideale, perfetta anche se irrealizzabile, la distopia ( anche chiamata “antiutopia”) rappresenta un mondo ingiusto, totalmente privo di libertà, in cui la disuguaglianza è programmata e mantenuta attraverso un rigido controllo. In tale società futura degradata una autorità assoluta sorveglia ogni aspetto della vita umana e domina gli individui attraverso abili e subdoli metodi di manipolazione delle loro menti. Elisabetta Tagliati in questo suo breve ma incisivo romanzo distopico descrive una futuristica Città governata dall’ Arte, appresa e detenuta nelle mani di pochi eletti, i cosiddetti Artisti e a capo della quale vi è una Madre, un esempio a cui ambire pur sapendo di non poterla eguagliare,in quanto perfetta. In questa fantomatica Città il Popolo è distinto in due categorie: i buoni Cittadini, ovvero coloro che si sono assoggettati passivamente al regime, accettando di essere trasformati in meri esecutori di un ingranaggio e i Deviati, o meglio i Dissidenti, ossia quelli che sentono la necessità di manifestare quella parte nascosta dentro di essi, rivendicando la propria creatività, che è stata invece limitata, oppressa e violentata. I Dissidenti avvertono il bisogno di esprimere la loro irresistibile “sete di infinito”! Essi vogliono tornare ad essere Uomini e non semplici Cittadini, privati del “disturbo di scegliere”, del “pericolo di sbagliare”, di una religione in cui credere e soprattutto defraudati dei ricordi del loro passato. Essi vogliono divenire nuovamente Esseri liberi di pensare, di imparare, di esprimersi e soprattutto di ricordare il passato, così da costruire il proprio futuro. Il loro voler ripristinare e proteggere la libertà anche a discapito della Città li fa apparire agli occhi dell’omologata Umanità dei “terroristi” , o più precisamente dei criminali affetti da quella malattia “di chi fa Arte senza avere una mente sufficientemente forte per sostenerla”. Fanno parte del gruppo dei Dissidenti: Liu e Will, due esseri coraggiosi che si fanno portatori di una temeraria Rivoluzione, finalizzata a porre fine a quel Medioevo buio per approdare grazie alle variegate forme dell’Arte ad un nuovo Rinascimento. Una ragazza speciale, che ama il canto lirico e un guru saggio, che ha ideali ambiziosi decidono che è arrivato il momento di sovvertire il regime dell’ Algoritmo, di ridonare agli Uomini il libero arbitrio di cui sono stati privati, di liberare persino Madre dalla sua schiavitù di mostrarsi come una dea ineffabile e non come una semplice donna e di avvalersi, come mezzo per il raggiungimento di tale obiettivo, proprio di quella stessa Arte che è stata per essi , fino a quel momento, sia “le loro ali” sia “le loro catene”. Segni tangibili del loro desiderio di cambiamento sono in primis i nomi da loro scelti, che sono andati a sostituire gli sterili numeri coi quali venivano identificati. Lei ha scelto di essere Liu, proprio come la “piccola donna” protagonista della Turandot di Puccini, l’ultimo operista, perché, come lui, si sente , grazie alla sua Voce, “l’ultimo dono della sua specie”, l’ultima a custodire la ricchezza di un passato di bellezza dimenticata”. Mentre lui ha optato per Will che in inglese significa “volontà”, quasi a voler sottolineare col nuovo nome il desiderio impellente di cambiamento. Ma Liu e Will hanno anche compreso come altro segno più eloquente della loro personale rivoluzione sia il mettere nero su bianco i pensieri, gli interrogativi, i ricordi, gli eventi, dando così vita ai “Libri dei Ricordi del Mondo” : la loro Storia, ma anche la Storia di tutti! Ma ogni Rivoluzione, per quanto animata da buoni e giusti ideali, ha sempre il suo prezzo da pagare e le sue inevitabili conseguenze . Quali saranno quelle derivanti della fine del regime artectratico? Quali le reazioni negli Uomini dinanzi ad una nuova e sconosciuta realtà? Sapranno adeguarsi? E quali effetti avrà su Liu e Will il cambiamento posto in essere ? Ho avuto modo di apprezzare la penna incisiva ed accurata di questa autrice grazie alla lettura del suo fantasy onirico “Oltre l’abisso” ed anche in questo suo scritto ha confermato la sua bravura. È riuscita a farmi apprezzare un genere, come il distopico, col quale non sono particolarmente a mio agio, grazie ad una narrazione breve ma eloquente, dove si ha modo di cogliere il suo monito. Mai sottovalutare l’importanza dei ricordi e della libertà di esprimere il nostro Io ed evitare di omologarci al pensiero o al comportamento della massa, solo per il timore di ingombranti oneri!

Stelle: 4⭐️⭐️⭐️⭐️

OLTRE L’ABISSO DI ELISABETTA TAGLIATI

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: Oltre l’abisso.
Autrice: Elisabetta Tagliati.
Genere: Fantasy Onirico.
Pagine: 368.
Editore: Pluriversum – New Edition, 10 marzo 2020. Formati disponibili:Kindle 4,90€/ Kindlunlimited 0,00€/ Cartaceo 16,15€.
Trama:

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Bethel ci narra di una vita sconvolta da un’esperienza mistica, in cui amore e spiritualità vanno di pari passo. Un enigmatico sogno che trascina tanto la protagonista quanto l’autrice stessa in un vortice che tende alla scoperta di sé. Una scoperta che trova nell’amore la sua irrinunciabile guida e ispirazione. Una rivelazione che ci esorta ad assaporare la vita nelle sue componenti più sottili, riscoprendo la profondità e l’unicità dell’uomo.

Giudizio:

Un sogno rivelatore. Una profezia dormiente. Un salto oltre l’abisso. Un cuore diviso in due. Una metamorfosi sofferta, ma necessaria. Un legame inscindibile, ma nefasto. Un prezzo alto da pagare. Questi sono i tasselli fondamentali che compongono questa storia struggente e intensa. Bethel, la protagonista, nonché voce narrante, è la capoclan di una tribù costituita da persone bonarie e serene, dedite al lavoro e a vivere in pace. “Era una vita come quella degli alberi, semplice, armoniosa e vera..E io venivo amata per questo”. Bethel è riuscita, nonostante la giovane età e la sua inesperienza, a garantire al suo popolo la prosperità, non imponendo di credere in un Dio, ma riconoscendo loro il libero arbitrio di agire secondo coscienza. Difatti il suo popolo, libero da veti religiosi, osserva determinate festività, considerandole come un momento di pura creatività . Ma gli Dei chiedono il pagamento di un pegno, in quanto reputano Bethel non solo colpevole di aver mandato alla deriva la sua gente, ma anche di essersi deturpata di una macchia ancora più grave, ovvero quella di aver preferito vivere nel peccato, piuttosto che sposarsi col suo Makena: un capo dell’esercito amato e rispettato per i suoi valori , per il suo alto senso di giustizia e per la sua propensione al sacrificio per le persone da lui amate. Il legame tra Bethel e Makena è frutto di una ponderata decisione, sorta in modo naturale e reciproca. Makena è un uomo non legato alla spiritualità, pertanto, non ritiene, come Bethel, necessario ufficializzare la loro unione, perfetta e salda ai loro occhi. Tutto ciò è però destinato a cambiare il giorno di Lughnasadh, la solenne festività del raccolto, quando quattro tribù rivali si riuniscono in un preciso luogo, nei pressi della “sacra” rupe, per fraternizzare tra loro e stabilire una tregua nei giorni dedicati ai soli festeggiamenti e ringraziamenti agli Dei. In tale occasione, l’esistenza di Bethel viene sconquassata da visioni inquietanti, dove a parlarle sono gli Dei che richiedono il saldo del pegno per il suo comportamento “indegno”: l’adempimento di una antica profezia, secondo la quale a lei è riconosciuto il ruolo di essere la genitrice di un futuro semidio, colui che avrebbe riunito nella pace le varie tribù, riportandole a credere nel volere supremo degli Dei. Bethel si ritrova catapultata all’interno di un mondo fatto di ombre e confusione, dove il confine tra la realtà e il sogno è davvero sottile, e dove non è la sola a dover affrontare la terribile prova del salto dalla rupe, imposta per placare l’ira degli Dei. A condividere il suo stesso destino vi è Vessagh, un noto capo tribù, dalla personalità schiva e solitaria, con la fama di essere uno dei più grandi druidi viventi, che ha deciso di osservare il voto di castità in ossequio al suo ruolo mistico. Anche a Vessagh, come a Bethel, viene imposto di sovvertire tutte le sue certezze, di mettere a repentaglio la sua integrità morale e fisica, nonché l’autorità guadagnatasi nel tempo, ponendosi alla mercé di una donna sconosciuta. Né Bethel né Vessagh possono sottrarsi all’adempimento di una tale prova che avrebbe decretato, in caso di esito positivo, per lei la purificazione della sua anima e per lui , invece, il raggiungimento dell’illuminazione e dell’immortalità. Mai avrebbe immaginato Bethel che il suo assecondare il volere degli Dei per salvare dal peccato il suo popolo ed espiare così i suoi errori, l’avrebbe poi condotta verso un sentiero tortuoso, incerto e doloroso, dove a pagarne le conseguenze sarebbe stato, in primis, il suo cuore, ormai diviso per sempre tra l’amore puro e incondizionato verso Makena e quello trascendentale ed inarrestabile per Vessagh. Mai avrebbe pensato Bethel che il suo emergere “indenne” dall’abisso avrebbe decretato quindi la fine della sua vita precedente e l’inizio di una nuova, di una metamorfosi interiore vissuta in totale simbiosi con la Natura .

Dopo la sua decisione Bethel è diventata quindi la fautrice del suo nuovo destino, ma anche la carnefice delle sue scelte, che hanno richiesto, ancora una volta, il pagamento di un prezzo ancora più alto. Quale? Riuscirà mai ad avere finalmente pace l’anima di Bethel? Tanti i punti di forza di questo romanzo, definito dall’autrice un fantasy onirico! In primis ho trovato la sua penna estremamente forbita per via del linguaggio utilizzato ed impeccabile nelle descrizioni dei luoghi e nell’analisi introspettiva dei suoi personaggi. Ho amato il coraggio e la determinazione di Bethel, la fedeltà inespugnabile di Makena e la affascinante personalità di Vessagh, un mistico che concentra in sé forza, spiritualità ma anche fragilità. Una lettura fuori dagli schemi, ma potente nel narrare la forza dirompente e variegata di un sentimento, qual’è l’ Amore!

Stelle: 5⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️