WUNDERKAMMER DI STEFANO FRIGIERI.

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: Wunderkammer.
Autore: Stefano Frigieri.
Genere: Raccolta di racconti.
Pagine: 254.
Editore: Ad Astra – 25 novembre 2021.
Formati disponibili: Kindle 2,79€/ Cartaceo 16,99€.
Trama:

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Non è facile fare la sinossi di una raccolta di racconti. Non posso certo descriverli tutti e nemmeno sceglierne alcuni che potrebbero poi non essere tra i più graditi. Sarebbe molto più semplice potersela cavare con un “Fidatevi, il libro è bello!”. Mi dicono che non si può fare. Ho immaginato allora che questa mia ultima opera fosse una specie di piccolo museo al cui curatore non si chiede di fare un riassunto delle meraviglie che vi sono raccolte, ma solo di accompagnare gli eventuali visitatori all’entrata, fornirgli una guida e lasciare che si organizzino l’itinerario, quello che corrisponde meglio ai loro gusti. Partite pure da uno qualunque dei racconti, quello il cui titolo o l’oggetto a cui si riferisce, vi ispira di più, tornate indietro o andate avanti, come preferite. Qualcuno, magari, rileggetelo pure. Sono molto vari: dall’horror al fantasy, dal fantascienza al grottesco, perfino uno autobiografico. Sono in fondo uno spaccato di questa mia breve “carriera artistica”, di questi tre interi anni durante i quali ho riscoperto il piacere della scrittura riuscendo ad avere anche qualche piccola soddisfazione. Ecco: se una sinossi la devo proprio fare, questo è quello che mi soddisfa. Spero il resto soddisfi voi.

Giudizio:

Stefano Frigieri ha voluto dare alla sua raccolta di racconti un titolo alquanto singolare: Wunderkammer. Non si tratta, come immaginavo, di un nome di pura fantasia, bensì di un termine coniato dalla lingua tedesca con il quale, tra il XVI e il XVIII , si intendeva quegli ambienti in cui i collezionisti del tempo raccoglievano i loro oggetti più preziosi o antichi. Da ciò, il termine Wunderkammer, in italiano, significa letteralmente la “camera delle meraviglie” o la “camera delle curiosità”. Dopo aver terminato la lettura di questi racconti posso asserire che mai titolo è stato più indovinato, in quanto si tratta infatti di una sorta di scrigno che racchiude in sé racconti di generi diversi che , seppur legati da un unico ed Invisibile filo conduttore, hanno la capacità di provocare nel lettore sentimenti contrastanti, quali appunto la meraviglia, la curiosità, la paura , lo sdegno e anche la riflessione. Non si può rimanere non affascinati e allo stesso tempo scioccati , mentre si legge il primo racconto, quello che ci conduce in Giappone e ci fa conoscere cosa si cela dietro quella bambola dai lunghi capelli che inspiegabilmente continuano a crescere da 70 anni, riposta in una piccola teca dentro il tempio di Mannenjiin a Hokkaido. Tra quelle pagine, intrise di rabbia, gelosia, dolore e vendetta, avremo anche modo di conoscere un’antica credenza giapponese, che fa di innocue bambole, non solo delle fedeli compagne di giochi, ma anche talismani per allontanare da sé ogni male, custodendolo dentro il proprio corpo apparentemente inanimato. Impareremo la differenza tra una “kokeshi” di legno e una “daruma” , ovvero la bambola raffigurante il Buddha. Ma soprattutto avremo modo di capire che quella bambola, la bambola di Okiko, che coi suoi occhi tetri pare osservare i pellegrini “come se non esistessero, come se lei fosse l’unica cosa reale” è lì come monito per ricordare che, a volte, alcuni sentimenti innocui possono trasformarsi in altri decisamente più deleteri e pericolosi. Leggenda , realtà e fantasia sono invece i protagonisti del racconto intitolato “Krampus” , ovvero quelle maschere demoniache che vengono solitamente indossate nel corso di sagre paesane nel Nord Italia in occasione della festa di San Nicola. La leggenda legata al santo serve da spunto all’autore non solo come ambientazione per la sua cruente e drammatica storia, ma anche per sottolineare, attraverso i personaggi di Peter ed Helena , come , purtroppo, ancora oggi esistono uomini che considerano la donna come un oggetto da conquistare, una medaglia in più da esibire e donne che son costrette a celare dietro una inscalfibile corazza cicatrici e persino il desiderio di essere semplicemente amate. Il personaggio “emblematico” di Artiglio serve, invece, come promemoria per rammentare quanto, a volte, il “mostro” vero non sia quello visibile agli occhi, bensì quello che si nasconde dietro la maschera. Dietro ogni racconto, scritto in modo impeccabile, pare dunque custodirsi l’intento dell’autore non solo di scioccare ma soprattutto di condurre alla riflessione.Lo fa anche attraverso la storia del ragazzino nerd appassionato di fumetti e supereroi o anche in quello in cui prospetta una visione apocalittica del nostro futuro. Potreste mai immaginare cosa accadrebbe se ogni nostra scelta non fosse più dettata da una ponderata considerazione o da un saggio consiglio altrui o dalla voce del cuore, ma fosse invece lasciata interamente al caso? Cosa sarebbe di tutti noi se fosse l’esito del lancio di un banale dado a stabilire la nostra esistenza? Se tutti noi, governanti compresi, decidessimo di sottostare al volere di un “piccolo asettico, indifferente mostro di sei facce”? Io volutamente non ho indugiato troppo nelle storie, evitando di fornire dettagli più precisi , così da non privare il prossimo lettore della possibilità di meravigliarsi e incuriosirsi, non appena varcata la soglia di questa preziosa “camera”, creata in modo perfetto da Stefano Frigieri.

Stelle: 5⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

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