OLTRE L’IMPOSSIBILE DI KATIA GARZOTTO

Recensione a cura di Anna Maria.

Titolo: Oltre l’impossibile.
Autrice: Katia Garzotto.
Genere: Narrativa autobiografica.
Pagine: 142.
Editore: Brè Edizioni – Unexpurgated Edizione, 12 marzo 2022.
Formati disponibili:Kindle 2,99€/ Kindlunlimited 0,00€/ Cartaceo 11,81€.
Trama :

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Oltre l’impossibile è molte cose: un’autobiografia, un atto di accusa contro la malasanità , è lo sfogo di una madre che ha molto sofferto, è un grido. Aurora, la figlia di Katia, nasce con una malformazione che la rende invalida e lotta assieme ai neogenitori una battaglia durissima per la vita, tra incapacità, incompetenze, incuria. Per fortuna non è così dappertutto, c’è anche chi si prende a cuore con amore. Qui non c’è lieto fine, qui si piange davvero. Perché dunque scrivere? Per accusare? Ormai il danno è fatto e nessuno cerca vendetta o rivalsa. Per informare, quello sì, perché accadrà di nuovo, e i mezzi per evitare il dolore ci sono, dolorosi anch’essi; ma si tratta di scegliere tra dolore grande e dolore “piccolo”.

Giudizio:

Ero consapevole che non sarebbe stata una lettura facile, ma sarei giunta all’ultima pagina con il cuore gonfio di dolore e di amarezza e con gli occhi rossi per le lacrime versate. Non mi vergogno affatto a confessarlo. La stessa autrice in questo suo romanzo autobiografico afferma che non si deve avere alcuna vergogna nel mostrare le proprie lacrime agli altri, perché non sono segno di debolezza , anzi, nel suo caso, le sue sono lacrime di coraggio. Le lacrime di una mamma che è stata costretta a trasformarsi in una donna coraggiosa, pronta a fare di tutto, oltre l’impossibile, per consentire a sua figlia, la piccola Aurora, di continuare a vivere e a lottare assieme a lei, nonostante tutto le fosse contro. Nonostante quella maledetta sindrome di Goldenhar, diagnosticata solo alla nascita, faccia di tutto per portarle via la sua piccolina e con lei anche le speranze e i sogni suoi e di suo marito Roberto. Lei, Katia, la voce narrante di questa toccante storia, è stata sin da bambina reputata dai suoi genitori e dai suoi fratelli la più debole, quella con “le lacrime in tasca”, perché piangeva e si lamentava di tutto, ma, da adulta, messa dinanzi alla drammatica condizione di sua figlia, ha dovuto trasformarsi da agnellino in una leonessa, pronta a sbranare chi , nonostante il camice bianco indossato, non ha rispetto per il suo dolore e per quello procurato ad Aurora, spesso trattata al pari un pupazzo inanimato. Katia si dimostra una mamma disposta a tutto, pur di difendere la sua Aurora , nonostante la consapevolezza che la sua piccolina non potrà mai vincere la sua battaglia. Lei è una bambina speciale, nata affetta da una rara sindrome, ovvero il suo encefalo è privo di cervelletto e del ponte cerebrale. Alla sua nascita, i medici, rei di non essersi accorti durante la gravidanza di tale anomalia, comunicano a lei e a suo marito Roberto la terribile sentenza: “Aurora non sarà mai padrona del suo corpo, Aurora non sarà mai padrona della sua vita”; Aurora non potrà mai diventare grande e realizzare piccoli e grandi sogni, ma ha , nelle più rosee aspettative, solo 7 mesi di vita! Questo è il tempo che le viene pronosticato! Ma Aurora si dimostra una guerriera, capace di tentare di lottare, oltre l’impossibile, di tenere duro per ben 13 lunghi e dolorosi mesi, fatti di lacrime, di sofferenze, di attese e di speranze. Saranno dei mesi intensi, fatti di piccoli miracoli, di tempo in più concesso per consentire a se stessa di godersi, comunque, tutto l’amore incondizionato ed immenso che i suoi genitori vogliono farle percepire, a dispetto del fato avverso. In queste pagine, intrise di emozioni forti, vivremo dunque, passo dopo passo, il dramma di una mamma che vede infrangersi tutti i suoi sogni, quei sogni su cui ha tanto fantasticato dal giorno in cui ha visto comparire con gioia quelle fatidiche lineette blu sul test di gravidanza e che l’hanno accompagnata in tutti i nove mesi di attesa. Mai Katia avrebbe immaginato che avrebbe invece partorito una figlia malata, fatta nascere per poi dover pian piano vederla spegnersi dinanzi ai suoi occhi impotenti. Vivremo assieme a lei il suo dolore verso un Dio reputato ingiusto, la sua rabbia verso chi , in virtù della professione svolta, avrebbe dovuto dimostrarsi competente e sensibile e soprattutto il suo coraggio di credere in un miracolo,il coraggio di veder soffrire la sua bambina e soprattutto il coraggio nel doverle dire addio. Katia ha però dato prova di ulteriore forza anche quando ha deciso di trasferire su carta il suo dramma e il suo dolore.

Non deve essere stato affatto facile rivivere ogni momento , poi messo nero su bianco, con il principale intento di condividere, però, con noi lettori la sua esperienza , di farci partecipi del suo urlo di rabbia e di denuncia nei confronti di una sanità cieca e di una burocrazia più proforma che realmente interessata ad essere vicina a chi ha bisogno di assistenza e di aiuto concreto. Katia ci prende dunque per mano e ci accompagna all’interno delle corsie di terapia intensiva o di oncologia, in quei luoghi dove è palpabile la sofferenza, dove si respira spesso odore di morte , ma dove è possibile anche stringere amicizie speciali non solo con chi sta vivendo lo stesso dramma, ma anche con chi è lì per fornire davvero un’assistenza medica, psicologica e affettiva. Tutto questo vivremo attraverso questa lettura che però ci lascerà con un interrogativo senza risposta : “Perché?” Impossibile trovare una risposta, come impossibile, credo, sia riuscire a superare un dolore così innaturale, come la perdita di un figlio, un dolore che non si cancella, ma con cui si impara forse a convivere. Devo ringraziare l’autrice per avermi dato la possibilità di conoscere la storia del suo piccolo angelo. Io mi sono addentrata in queste pagine in punta di piedi, facendomi travolgere in pieno dalla marea di emozioni, a cui è IMPOSSIBILE restare indifferenti!

Stelle: 5⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

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