L’ AMARO SOGNO DI ANNARITA STELLA PETRINO

La recensione di Anna Maria.

Titolo: L’ Amaro sogno.
Autrice: Annarita Stella Petrino.
Genere: Racconti di fantascienza.
Pagine: 82.
Editore:Self Publishing.
Formati disponibili:Kindle 3,00€

Kindle Unlimited 0,00€.

Trama:

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Otto racconti per una riflessione “amara” sul futuro generato dal presente. La raccolta nasce con l’intento di riunire alcuni miei racconti che, negli ultimi anni, hanno partecipato a concorsi o sono stati pubblicati in progetti editoriali di autori vari, più due inediti. Le tematiche affrontate sono quelle del femminicidio, della manipolazione del genoma umano, del contatto con un futuro lontano e implementato fino ad arrivare a un omaggio al maestro Isaac Asimov, il mio mentore.

Giudizio:

Quella di cui sto per parlarvi è una raccolta di racconti fantascientifici, ovvero si tratta di un genere letterario dominato dalla scienza e dalla tecnologia e dove realtà e fantasia sono ben mescolati. Si parte solitamente da dati del presente e se ne immagina gli sviluppi futuri, a volte in modo del tutto visionario, altre volte invece in modo alquanto profetico. Tali elementi sono ben presenti in questi racconti, tutti ambientati in dimensioni future in cui la scrittrice pone l’accento sia sulla spinta dell’essere umano verso il progresso tecnico-scientifico, ma anche porta inevitabilmente a riflettere sui rischi che ne possono derivare. Basti pensare al desiderio di onnipotenza che spinge il dottor Jules Frost, il protagonista del racconto “Copia e Incolla”, a volersi sostituire a Dio, provando a manipolare la Creazione per piegarla al suo volere, ovvero ricostruendo dei corpi a cui restituire l’identità perduta attraverso la manipolazione profonda del DNA. Un desiderio che si spinge oltre i confini del razionale, che travalica e calpesta i possibili sentimenti in gioco e che per questo, come spesso accade, gli si ritorce contro. Altro tema ricorrente nel genere di fantascienza è la presenza dei robot o detti anche intelligenze artificiali superiori, in quanto ampliano le limitate capacità di sensi e dell’intelletto umano. Ma, a volte, persino essi debbono inchinarsi dinanzi alla magnificenza della nostra cultura, come fa ad esempio il Signor Hoshi del racconto intitolato “Culturart”. Oppure la loro presenza “perfettamente” inserita nelle nostre vite, può generare un inspiegabile turbamento, un desiderio di scoprire se tali entità siano costrette a comportarsi in modo così servizievole, solo perché prive del libero arbitrio e della capacità di provare emozioni. È questo dubbio che spinge l’agente dell’ITR Grum a compiere un viaggio indietro nel tempo agli anni 40 per incontrare colui che coi suoi racconti di fantascienza ha coniato nel 1942 il termine “robotica” : lo scrittore Isaac Asimov. “I miei robot sono macchine, non metafore”. Questa frase alquanto criptica pronunciata da Asimov non scioglie i dubbi del protagonista. E se tale dubbio fosse dissipato proprio da quel robot verso cui il protagonista anela un sentimento che di norma non rientrerebbe nella sua natura? Nonostante la scrittrice abbia ambientato i suoi racconti in fantastiche età futuristiche, purtroppo temi dei nostri giorni, quali ad esempio il femminicidio o la violenza sessuale, continuano ad affliggere anche il futuro. In due racconti la scrittrice affronta questi due temi che sono un pugno nello stomaco vista la loro cruda brutalità. “Esso dilatava i sensi mentre erano a riposo, mostrava la realtà a volte come non era, ma con un fondo di verità che si poteva anche ignorare”. L’amaro sogno che da il titolo alla raccolta e anche al primo racconto è una potente droga onirica a cui ricorre la protagonista per estraniarsi dalla realtà, per fuggire da ciò che non riesce a dimenticare, ma è anche il modo che le consente l’ingresso nell’ Incoscienza per rincorrere ogni notte quella verità che le è esplosa e la fa sentire perennemente a metà. Una realtà, quella descritta in questo racconto, dove le donne vengono considerate come oggetti da usare per fini atroci e poi barbaramente gettate come rifiuti, quando non più necessarie. Una realtà del futuro che può apparire eccessiva o visionaria, ma che in fondo nasconde un fondo di quella che è la nostra realtà. C’è un amaro fondo di verità, ma c’è anche una chiave positiva con cui la scrittrice chiude i suoi racconti. Pur non amando il genere, ho però riscontrato una scrittura accurata e delle trame interessanti.

Stelle: 4 ⭐️⭐️⭐️⭐️

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