L’ODORE DEI GIORNI DI ELISABETTA FIORITTI

Ed ecco a voi la recensione di Anna Maria.

Titolo: L’odore dei giorni.

Autrice: Elisabetta Fioritti.

Genere: Narrativa.

Pagine: 288.

Editore: Tekeditori, dicembre 2016.

Formato disponibile: Cartaceo 16,00€.

Trama:

https://www.amazon.it/Lodore-dei-giorni-Elisabetta-Fioritti/dp/8897217354/ref=mp_s_a_1_1?dchild=1&keywords=elisabetta+fioritti&qid=1614530709&sr=8-1

Le giornate si susseguono lasciando traccia del loro odore, che in ogni momento ci rimanda a una emozione, ricordando un volto, una voce. La protagonista di queste pagine è una donna che cresce nel cambiamento di luoghi, di persone e modi di vivere, seguendo una strada nella precarietà di sempre, alla ricerca di un altrove, per dar senso alla vita. L’insoddisfazione che si porta dentro, dal tempo della giovinezza, crea un ostacolo al dispiegarsi sereno dell’esistenza, inquina il rapporto con se stessa e con gli altri. Troverà il suo punto di equilibrio grazie all’amore, filo conduttore di tutta la vita, amore per gli altri, per la natura, per le cose, per l’arte e la bellezza. Questa storia è una carrellata di personaggi e di episodi del suo presente e del suo passato, che a volte si intrecciano grazie alla forza del ricordo.

Giudizio:

I ricordi hanno un odore e un colore. Essi restano lì, buoni, in uno “scomparto” della nostra memoria pronti a venire in soccorso quando abbiamo bisogno di rammentare chi siamo stati, chi siamo oggi e chi potremmo essere tra qualche anno. Questo è l’insegnamento più prezioso che io ho colto tra le pagine di questa storia, accompagnando Barbara, la protagonista, nel suo viaggio nei ricordi. Alcuni dei profumi o dei colori descritti in questo romanzo, come l’odore della salsedine o dello zucchero per preparare dolci deliziosi, oppure il colore caldo e accogliente della propria terra e della propria famiglia, mi sono arrivati immediatamente in quanto, da pugliese, come Barbara, quegli odori e quei colori e soprattutto quel calore sono a me familiari. Se le ciambelline con aroma di alloro e cannella, lei le associa a sua nonna Caterina; io invece sento, ancora oggi, l’inconfondibile profumo di semola che, il sabato, si diffondeva nella cucina e che preannunciava la preparazione delle ineguagliabili orecchiette di nonna Maria: immancabili per il pranzo della domenica! Se Barbara, strappata non per suo volere dalla sua amata Foggia, continua, a distanza di anni e nonostante le tante città visitate e vissute, a sentire ancora la mancanza del suo mare, beh, io, pur non essendomi mai trasferita, posso comunque comprenderla. Il mare, il nostro mare col suo profumo salmastro ti entra dentro, ti scorre nelle vene divenendo parte del nostro DNA. Si possono ammirare luoghi e paesaggi meravigliosi, ma quel mare è difficile da dimenticare! “Barbara era innamorata del mare, veniva ai primi posti nella classifica delle cose per lei più importanti, insostituibili”. In questa donna si percepisce forte il legame con le sue origini, forse, per questo, nonostante fosse abituata a mettersi nei panni di chi le stava accanto superando pregiudizi e cercando di trovare sempre il lato buono nelle persone, nonostante si sia dovuta adeguare a realtà e abitudini diverse, Barbara si è sempre sentita in cuor suo diversa. “Lei si sentiva diversa, in ogni città un’ospite, senza radici”. Prima costretta a seguire il padre che per motivi di lavoro aveva dovuto trasferire al nord la famiglia, sdradicandoli dalle loro radici, poi, è accaduto lo stesso anche con suo marito; insomma, il suo è stato un continuo girovagare tanto da lasciarle dentro una sensazione dolceamara. Nel suo viaggio a ritroso nel tempo, nel rimembrare gli anni della sua adolescenza, i primi amori, le indimenticabile vacanze prima con la famiglia e poi con gli amici, io mi ci sono rivista in qualche modo e ho compreso molte delle sue sensazioni. Barbara, però, col suo narrare il suo presente di donna, di moglie e di madre, è riuscita a farmi vivere, attraverso i suoi occhi e il suo cuore, le emozioni legate a posti che io non ho visto e che ho imparato a conoscere grazie a lei. Mi è piaciuta la descrizione degli abitanti della “signora” , così Barbara chiama quella Torino che l’ha accolta per tanti anni. I torinesi, secondo Barbara, sono simili alla loro città: amabili e discreti, lavoratori costanti e seri, affidabili e un po’ freddi, come il loro clima. Ma lei, la “terrona doc” è riuscita a sentirsi finalmente a casa solo tra le braccia di un torinese da generazioni: il suo Marco, l’amore della sua vita. Un incontro, il loro, su cui nessuno ci aveva scommesso, in quanto diversi come la luna e il sole, il cielo e la terra: Barbara entusiasta ed istintiva, Marco moderato e ponderato. Due caratteri differenti, frutto di due diverse educazioni e tradizioni impartite. Eppure, dopo tanti anni, Barbara è giunta alla consapevolezza che non è importante cosa li divide, bensì ciò che li unisce. Per Barbara la parola CASA ora è associata solo a Marco e a suo figlio! Un viaggio, quello fatto assieme alla protagonista, che è stato emozionante ma anche riflessivo. Non importa dove si vive ma la cosa più importante è avere accanto a sé chi riesce a farci sentire, nonostante tutto, a casa! Altro messaggio che ho recepito e fatto mio: grazie Elisabetta Fioritti!

Stelle: 4⭐️⭐️⭐️⭐️

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