LE ACQUE DEL SONNO DI MARIA CRISTINA PIZZUTO.

E iniziamo la settimana con la recensione di Anna Maria.

Titolo: Le acque del sonno eterno.

Autrice: Maria Cristina Pizzuto.

Genere: Narrativa Romantico Fantasy.

Pagine: 152.

Editore: PubMe_ Collana Policromia, 17 luglio 2020.

Formati disponibili:Kindle 2,99€

cartaceo 11,90€.

Trama:

https://www.amazon.it/gp/aw/d/B07VDHL39K/ref=tmm_kin_title_0?ie=UTF8&qid=1606225244&sr=8-1

Sara, rimasta orfana a causa di un incidente, è costretta ad andare a vivere nel castello del suo austero zio Alberto, in una cittadina chiamata Pomleto. Al suo arrivo è accolta con estrema freddezza ma, con il passare dei giorni, fa amicizia con Marta, la cuoca, e con Erika, la moglie defunta dello zio. Saranno proprio lo spirito di Erika e la pazienza di Sara a sciogliere il cuore arido e indurito di Alberto, trasformandolo in una persona cordiale e amabile. Nonostante i ripetuti moniti di Erika di stare lontano dall’acqua, Sara deciderà di trasferirsi in un paesino nei pressi di una diga, dove troverà la sua indipendenza e l’amore al fianco di Francesco, fino al fatidico giorno in cui la diga riverserà le sue acque sul centro abitato, trasformando le loro vite per sempre… Questo racconto vuole ricordare il disastro provocato dalla rottura della diga di Vajont, che in una sola notte ha causato mille e novecento morti. Tragedia che poteva essere evitata e che ha causato danni all’ambiente e alle persone, devastando un intero paese. Sebbene la narrazione sia puramente fantastica, vuole mettere in risalto come vite diverse vengano spezzate in poco tempo, per motivi futili e prese di posizioni politiche- economiche. Questa storia è stata scritta per non dimenticare, per sottolineare che la superficialità umana spesso porta alla distruzione di vite, gremite di desideri ed emozioni. L’Uomo diventa , qui, il dio di se stesso. Un suo errore può varcare il limite della vita e della morte, ed egli si fa autore di misfatti che potrebbero benissimo essere evitati. È un urlo a chiunque possa decidere delle sorti della umanità a essere più responsabile in ciò che si fa e si esercita, a prescindere dai giri economici e di potere. “Le acque del sonno eterno” vuole implorare tutti gli uomini a imparare dai nostri stessi errori. Sbagli che hanno portato a catastrofiche conseguenze spezzando l’esistenza di molte vite umane. Collana Policromia.

Giudizio:

“L’acqua hai scovato e l’amore hai trovato ma se attenzione non farai tutto ciò perderai. Ricorda il passato e nel futuro vivrai”. Ho voluto cominciare la mia recensione con queste parole rimaste inascoltate, che dovevano servire da avvertimento per la protagonista di questo breve romanzo. Un avvertimento ignorato, fatto da Erika il fantasma della zia di Sara, che, in questo romanzo, svolge un ruolo fondamentale. La sua presenza, inizialmente inquietante, si rivela poi preziosa : in primis per consentire a Sara di riuscire a trovare un modo per scalfire la corazza di silenzio e di dolore, dietro cui si è trincerato lo zio Alberto, il suo nuovo tutore dopo la morte dei genitori. Ma serve anche per mettere in allerta Sara dei pericoli nascosti, conseguenza dell’atteggiamento egoista dell’uomo nei confronti della natura. Le parole di zia Erika possono infatti equipararsi a tutti i segnali che la natura lancia all’uomo per cercare di fermarlo nelle sue azioni deturpatrici dell’ambiente e che cadono spesso nel vuoto, portando conseguenze disastrose e fatali. La particolarità di questo romanzo è data dalla commistione fra elementi fantasy e elementi reali. La scrittrice ha inserito in un contesto fantasy un evento realmente accaduto, come il disastro della diga di Vajont, il 9 ottobre del 1963, fra il Friuli e il Veneto, che ha causato distruzione e morte. Protagonista di questa storia è, come si è già detto, Sara, una giovane orfana, ospite del castello dello zio Alberto, nella cittadina di Pomleto. Non sarà facile per questa ragazzina ambientarsi in un luogo nuovo e ostile, dove non riesce a trovare il calore e l’affetto di suo zio, chiuso nel suo dolore, e dove gli unici legami riesce ad averli con la cuoca Marta, con il cavallo Polly e, strano a dirsi, con il fantasma della zia Erika. Curiosità e determinazione sono gli aggettivi che meglio connotano Sara che, vedremo, pian piano, adattarsi alla sua nuova vita, convivere con allucinazioni e presenze strane e crescere cercando persino la sua autonomia lontano da quel luogo che non ha mai sentito veramente casa. Il suo desiderio di affetto vero riesce a trovarlo nelle braccia di Francesco. Tutto sembra essere perfetto fino al giorno in cui la natura si ribella e quei avvertimenti ignorati si trasformano in una drammatica realtà. Una lettura che cela dunque un messaggio ambientalista importante. Se con “Boccioli di rose” , autobiografico, la scrittrice mi ha permesso di conoscere una parte della sua vita dolorosa e intima, con questo mi ha mostrato il suo lato fantasioso ma anche sensibile verso problematiche attuali. Ho però trovato un po’ troppe, anche se ben scritte, le descrizioni dei luoghi e un po’lenta soprattutto la narrazione della prima parte della storia che diventa più coinvolgente nella seconda parte. In generale è stata una lettura interessante!

Stelle: 4 ⭐️⭐️⭐️⭐️

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