IL MATTINO DOPO DI GIORGIO PULVIRENTI e MARCO NEGRONE

Siete pronti a passare un’altra giornata con Anna Maria Bisceglie?

#iorestoacasa

Titolo: Il mattino dopo.

Autori: Giorgio Pulvirenti e Marco Negrone. Genere: Narrativa storica.

Pagine: 287. Edito: Independently published, 5 dicembre 2019. Formato disponibile: cartaceo copertina flessibile 9,99€_ anche formato ebook. Trama:

https://www.amazon.it/mattino-dopo-Giorgio-Pulvirenti-ebook/dp/B08232M5L2/ref=mp_s_a_1_1?dchild=1&keywords=il+mattino+dopo&qid=1585068903&sprefix=il+mattino&sr=8-1

1957. Justin è un giovane adolescente che vive a Montauban , un piccolo paesino immerso tra le campagne del sud della Francia, assieme ai suoi genitori adottivi. La guerra è finita da diversi anni ma ha lasciato ferite profonde sul corpo e nella mente di Benjamin, il padre adottivo del ragazzo, essendo un sopravvissuto del campo di sterminio di Auschwitz. Justin è deciso a conoscere la verità sul suo vero padre e la sua vera madre. Chiede quindi a Benjamin di raccontargli la storia delle proprie origini, che coincide con gli orrori che il padre ha vissuto all’interno del campo di sterminio. Quella che il ragazzo avrà modo di ascoltare sarà una storia forte, cruda, una vicenda che metterà in risalto la tenacia e la caparbietà di un gruppo di ebrei nel trovare un modo per sopravvivere ad una delle pagine più tristi e cruenti della storia dell’umanità. Quando tutto sembrerà spacciato, un violino cambierà le loro sorti.

Giudizio:

“…era deciso a sapere, a conoscere la verità e non credo ci sarebbe stata occasione migliore di quella notte, proprio quella, aspettando il mattino dopo.” Con queste parole termina la prima parte del romanzo. Con queste parole, inizia il duro e atroce racconto che un padre, sopravvissuto miracolosamente al campo di Auschwitz, fa a suo figlio adottivo Justin, pronto e desideroso di conoscere la storia dei suoi genitori naturali. Inizia così il racconto su Alexander Moreau, un giovane fornaio francese, appassionato musicista di violino, che, un terribile giorno, viene strappato dalla sua limitata ma tranquilla quotidianità e dall’affetto della sua compagna Natalie, per espiare la sua unica colpa a quel tempo: essere ebreo. “Un giorno come un altro per gli “altri” , i non ebrei, ma lui non era un “altro”. Era un ebreo con la stella di David affissa nel petto come un marchio indelebile.” Comincia così la terribile descrizione dell’incubo vissuto da Alexander portato, assieme a migliaia di altri ebrei, prima nel Velodrome d’ hiver, di là al campo di smistamento di Drancy; per poi finire nell’inferno di Auschwitz_ Birkenau. Nessun particolare e nessuna atrocità viene risparmiata in questo romanzo. La storia del fornaio francese e dei suoi compagni di sventura sono un vero pugno nello stomaco, una narrazione a cui difficilmente si può restare indifferenti. Privati prima dei loro vestiti e oggetti personali, poi dei loro capelli e infine anche del loro nome. Perché, come viene ricordato ad Alexander, una volta entrati in quel campo, ognuno di loro non ha più un nome ma è solo un numero marchiato sulla pelle. E lui è da quel giorno il numero 40361. Da quel momento smette di essere un essere umano, diventando un numero, un pezzo, come gli altri, per la macchina di sterminio del Reich. Perché lo scopo unico dei nazisti era quello di eliminare in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo gli ebrei deportati e, senza saperlo Alexander e i suoi compagni lavorano in condizioni disumane per costruire lo strumento che avrebbe posto fine alla vita loro e di tutti gli altri: i terribili forni! In mezzo a tanta brutalità è possibile anche l’instaurarsi di solidi rapporti di amicizia o anche il nascere di un sentimento impossibile sulla carta ma non per il cuore. E sarà il violino, lo strumento tanto amato da Alexander, a fornirgli una flebile speranza a cui aggrapparsi in mezzo a tanta disperazione.

I due scrittori, attraverso una descrizione dettagliata anche se cruda, ci portano dentro un mondo, l’inferno di Auschwitz, dove non esiste umanità ma solo disperazione, dolore e rassegnazione. Inquietanti i riferimenti ai folli esperimenti compiuti dai tedeschi al fine di creare una razza pura e perfetta, quella ariana. Diversamente da quanto accade per altri romanzi di pura fantasia, in questo caso, sapere che quanto raccontato, è accaduto realmente con le stesse dinamiche, ti lascia un peso nel cuore e un magone in gola. Difficile per il lettore non immedesimarsi in quel ragazzo che ascolta il terribile racconto della vita di suo padre e che resterà, come ho fatto io, col fiato sospeso, in attesa di un finale in cui si intraveda, in tanto buio, una piccola luce. Una lettura non facile. Ogni pagina è un boccone amaro da ingoiare perché ogni volta che si legge o si vede in TV qualcosa riguardante la follia di Hitler e le atrocità commesse nei confronti degli ebrei, non si può non restare interdetti e non farsi una domanda: Ma perché? Ed è la stessa domanda che mi sono posta e a cui non sono riuscita a trovare risposta, forse perché una risposta non c’è. Buona lettura, per non dimenticare mai!

Stelle: 4 ⭐️⭐️⭐️⭐️

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